Famiglia Pellichero

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venerdì, 10 aprile 2009

Vivere meglio o il "buon vivere"?


traduzione dal castigliano di Nicola Pellichero de "¿Vivir mejor o «el buen vivir»?" tratto da "La colonna settimanale di Leonardo Boff" in www.servicioskoinonia.org/boff/

Secondo la ideologia dominante, tutto il mondo vuole vivere meglio e godere di una migliore qualità della vita. Generalmente si associa questa qualità della vita al "Prodotto Interno Lordo" di ogni paese. Il PIL rappresenta tutte le ricchezze materiali che produce un paese. Quindi, in accordo con questo criterio, i paesi meglio posizionati sono gli Stati Uniti, seguiti da Giappone, Germania, Svezia e altri. Il PIL è una misura inventata dal capitalismo per stimolare la produzione crescente di beni materiali di consumo.

Negli ultimi anni, visto l’aumento della povertà e l’urbanizzazione in favelas nel mondo e perfino per un senso di decenza, l’ONU ha introdotto la categoria ISU, l’ «Indice di Sviluppo Umano». In esso si includono valori intangibili come salute, educazione, uguaglianza sociale, cura della natura, equità di genero e altri. Ha arricchito il significato di "qualità della vita", che era inteso in modo molto materialista: gode di una buona qualità di vita chi consuma di più e meglio. Secondo l’ISU invece, la piccola Cuba si presenta meglio posizionata che gli Stati Uniti, sebbene con un PIL comparativamente infimo.

Davanti a tutti i paesi c’è il Bhutan, incastrato fra la Cina e l’India, ai piedi dell’Himalaya, molto povero materialmente, che però stabilì ufficialmente l’ "Indice di Felicità Interna Lorda". Questa non si misura con criteri quantitativi, bensì qualitativi, come il buon governo delle autorità, la distribuzione equitativa degli eccedenti dell’agricoltura di sussistenza, dell’estrazione vegetale e della vendita di energia all’India, una buona salute ed educazione e, specialmente, un buon livello di cooperazione di tutti per garantire la pace sociale.

Nelle tradizioni indigene di Abya Yala, nome del nostro continente indoamericano, invece di "vivere meglio" si parla di "buon vivere". Questa categoria è entrata nelle costituzioni di Bolivia ed Ecuador come l’obiettivo sociale che deve essere perseguito dallo Stato e da tutta la società.

Il "vivere meglio" suppone una etica del progresso illimitato e ci invita ad una competizione con gli altri per creare sempre più condizioni per "vivere meglio". Tuttavia, perché alcuni possano "vivere meglio", milioni e milioni devono e hanno dovuto "vivere male". È la contraddizione capitalista.

Al contrario, il "buon vivere" punta ad un' etica del sufficiente per tutta la comunità, e non solamente per l’individuo. Il "buon vivere" suppone una visione olistica e integrante dell’essere umano, immerso nella grande comunità terrena, che include oltre all’essere umano, l’aria, l’acqua, le terre, le montagne, gli alberi e gli animali; è essere in profonda comunione con la Pachamama (la Madre Terra), con le energie dell’ Universo, e con Dio.

La preoccupazione centrale non è accumulare. Inoltre, la Madre Terra ci fornisce tutto ciò che necessitiamo. Con il nostro lavoro suppliamo a ciò che lei per le eccessive aggressioni non ci può dare, o la aiutiamo a produrre il sufficiente e decente per tutti, anche per gli animali e le piante. Il "buon vivere" é essere in permanente armonia con tutto, celebrando i riti sacri che continuamente rinnovano la connessione cosmica e con Dio.

Il "buon vivere" ci invita a non consumare di più di ciò che l’ecosistema può sopportare, ad evitare la produzione di residui che non possiamo assorbire con sicurezza e ci incita a riutilizzare tutto ciò che abbiamo usato. Sarà un consumo riciclabile e frugale. Quindi non ci sarà scarsità.

In questa epoca di ricerca di nuovi cammini per la umanità l’idea del "buon vivere" ha molto da insegnarci.

* Teologo brasiliano e scrittore di fama mondiale. È uno dei più importanti esponenti della Teologia della Liberazione.


Nicola

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