Famiglia Pellichero
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giovedì, 25 dicembre 2008
Un nuovo Natale
Estratto da alcune pagine del libro "La luna delle baracche" di Alberto Manzi.
- Noi non possiamo più permettere che il nuovo Natale passi come gli altri, che il nuovo Natale non porti la giustizia che tutti dovrebbero avere. Noi dobbiamo chiedere che da questa notte ci venga dato un po’ di rispetto, mica tutto il rispetto che si deve ad un uomo, solo un po’… non pretendiamo tanto. Noi dobbiamo chiedere che da questa notte ci venga dato un po’ di alfabeto. Mica tutta l’istruzione alla quale ogni uomo ha diritto. Chiediamo un po’ tutte queste cose essenziali…
Gli occhi dei contadini si erano abbassati.
In fondo non capivano bene quello che don Rodas stava dicendo, ma capivano che parlava per loro; e loro si vergognavano per il loro padrone che sentiva queste cose. Il loro padrone era buono, ma quello che don Rodas diceva doveva essere giusto, se lo diceva come prete. E se era giusto, forse poteva offendere il padrone. Loro, in fondo, che cosa volevano? Loro, proprio niente, o forse qualcosa che non riuscivano ad esprimere nemmeno a se stessi. Però quello che don Rodas diceva piaceva anche a loro, lo avrebbero voluto. Volevano un po’ di giustizia, in modo che i sorveglianti non giudicassero senza almeno ascoltare le loro giustificazioni. Volevano un po’ di rispetto, perché dava loro fastidio sentirsi ridere sul viso i sorveglianti, vedere i figli del padrone scansarli come se fossero dei lebbrosi… anche se avevano addosso le pulci e i pidocchi. Non volevano certo essere accarezzati ma quello che don Rodas diceva era giusto: un po’ di rispetto, quel tanto che consentiva loro di essere trattati da uomini e non da bestie da lavoro. Don Rodas diceva che dovevano avere anche un po’ di alfabeto, quel tanto che bastava per saper leggere e scrivere e saper dire almeno le proprie ragioni. Ma forse loro un po’ di alfabeto non lo volevano neppure. Doveva essere faticoso stare ad imparare a leggere e scrivere, per farne poi che cosa? Mica si legge la terra! Don Rodas comunque diceva giusto, tolto il fatto dell’alfabeto: un po’ di tutto questo: un po’ di giustizia, un po’ di rispetto, un po’ anche di alfabeto. Un po’ perché tutto sarebbe stato troppo e poi non era giusto. I signori dovevano essere sempre i signori. Loro erano contadini, e dovevano rimanere contadini.
… chiediamo un po’ di giustizia, di rispetto, di istruzione, di soldi, sì, anche di soldi, per poterci sfamare completamente. Un po’ di tutto questo sin dall’inizio dell’anno nuovo, fin da domani mattina. Questa notte Cristo deve rinascere qui, nella nostra terra, dentro ogni uomo. In ognuno di noi deve nascere di nuovo quel Cristo che voleva l’uguaglianza e l’amore. E innanzi tutto Cristo deve rinascere in me, poiché molte volte ho visto altri uomini trattati come bestie, ed ho taciuto; ho visto gente morire lentamente di fame, ed io ho accettato che morissero di fame, io so leggere, ed ho permesso che ci siate voi che non sapete leggere; ho visto i nostri signori darvi lavoro, protezione, purché voi rinunciaste alla vostra libertà, ad usare la vostra intelligenza, ed ho taciuto, pensando che in fondo questo era fatto per il vostro bene…
Il señor don José si alzò di scatto dalla poltrona rossa, girò le spalle all’altare e si diresse verso la porta. Non si inginocchiò neppure.
Immediatamente lo seguirono i suoi familiari, il maggiordomo, i sorveglianti.
I contadini lo seguirono con lo sguardo, uno sguardo fattosi triste per il dolore del loro padrone, poi guardarono finalmente in faccia don Rodas.
… che questo sia veramente un Natale, una nascita per ciascuno di noi… - il prete stette un attimo in silenzio, poi proseguì: - ed anche per il señor don José. Amen.
- Amen – risposero tutti. E la messa di mezzanotte ebbe inizio.
Tutta la zona centrale della chiesa era vuota. Vuote le poltrone rosse dai ricami d’oro; vuoti i banchi. Ma le ali erano affollate di gente maleodorante, stanca, inginocchiata sul pavimento che rispondeva in quechua: e con il tuo spirito.
Dacci oggi un nuovo Natale
È la vigilia di Natale. Abbiamo appena finito un momento di condivisione con i colleghi di Asa. Il direttore Wisi nel dare il benvenuto a tutti i presenti, ci diceva queste parole: "Anche quest’anno queste poche ore di uno stare insieme in semplicità sono per me l’inizio del Natale… dopo giorni frenetici sento che il cuore ore si rende disponibile a questo mistero. Sono finite le corse quotidiane, oggi è solo Natale".
Ci siamo riconosciuti in queste parole. Nei giorni di avvento spesso ci ha accompagnato la speranza che Natale arrivasse al più presto… eravamo stanchi e arrabbiati con l’impegno di questo Natale che si avvicinava e volevamo liberarcene! ( Angela dice che sono troppo duro e mi chiede di aggiungere "quasi arrabbiati" e che "quasi volevamo liberarcene"… equilibri di coppia!)
Che contraddizione… a volte sembrano impossibili le assurdità che abbiamo costruito intorno a quella che rimane la nascita di Gesù, come abbiamo snaturato e complicato questo mistero che chiede solo di essere accolto.
Cerchiamo di spiegarvi il perché di queste nostre parole.
Come vi abbiamo già accennato, tutti e due siamo impegnati ("fregati" dicono qui…) come rappresentanti dei genitori nella scuola di Samuele e Gianluca… Angela con il titolo di segretaria nella classe di Samuele, Nicola come presidente in classe di Gianluca e vicepresidente del comitato centrale dei genitori; tanti titoli, in realtà tante rogne!
L’anno scolastico è un susseguirsi di feste dove i genitori devono essere presenti, partecipare e… pagare! E Natale è lo scoglio più duro da affrontare… fra le altre cose da pensare, è abitudine che a scuola agli alunni venga consegnato un regalo, una
funda navideña (sacchetto con caramelle, biscotti, cioccolatini) e che in ogni classe si organizzi un rinfresco o pranzo da condividere fra bimbi, genitori e maestra.
Naturalmente tutto questo ha un costo e si può organizzare in modi diversi, da decidere fra i genitori… e così si fanno riunioni fiume dove si discute di quanti soldi, di quale regalo, del tipo di caramelle, della tavola da imbandire,… Spesso le cose vengono decise da chi ha "il potere" (la direttrice della scuola, la maestra, il presidente dei genitori di una classe, ect…) e i genitori si comportano di conseguenza (una parte si adegua e partecipa, l’altra continua a non partecipare). Noi stiamo tentando di rendere partecipi le persone, di fare qualche proposta costruttiva ma soprattutto di prendere decisioni condivise… è una gran fatica! L’ostacolo principale è che le persone molto difficilmente prendono posizione e dicono ciò che realmente pensano… così ciò che si decide insieme viene poi criticato all’uscita della scuola: vi è un mix di mancanza di autostima, disinteresse, reale difficoltà economica… e in ogni specifico comportamento diventa difficile decifrare quanto pesi questo o quel "ingrediente". E poi molti interventi sono purtroppo dettati da falsità: chi propone qualcosa (un’attività, una spesa) poi spesso sarà una delle persone che non rispetterà l’impegno concordato fra tutti i genitori.
Non possiamo dilungarci negli esempi pratici, ma veramente la preparazione di questo Natale a scuola ci ha fatto arrabbiare con il mondo che ci circonda.
Sì, perché alla fine non possiamo prendercela più del dovuto con le persone, neppure con i genitori più rompiscatole.
Siamo a Quito, capitale dell’Ecuador. Qui la proposta consumistica non ha niente da invidiare all’Italia. C’è tutto, a portata di mano (uno dei centri commerciali più grandi, aperto solo un anno fa, è a 10 minuti di bus da casa nostra). I nostri sono quartieri marginali e la nostra gente è culturalmente ed economicamente di un livello basso. Per la maggioranza dei genitori della nostra scuola non c’è la possibilità di accedere a ciò che il sogno consumistico propone in modo martellante. E così capita che a scuola sia protagonista la prepotenza (come quando qualche genitore, generalmente di pelle chiara, propone in modo arrogante una determinata spesa ben sapendo che la maggioranza non può farvi fronte…) o l’apparenza (a volte anche chi fa la proposta di spesa sa che non se la può permettere, ma punta sul fatto che la sua proposta non si concretizzerà…).
Il finale scontato, ma dopo un percorso di "sofferenze", è il consumismo di serie C: ci si sposta un’ora e mezza in autobus per raggiungere grossi punti vendita di giocattoli, si compra qualcosa di produzione cinese di bassissima qualità che scientificamente si romperà il primo giorno di gioco.
Vi abbiamo deluso? Immaginavate che in Ecuador il Natale è ancora genuino e semplice?
Probabilmente continua ad esserlo nei paesetti delle Ande, della Costa e dell’Oriente… dove i potenziali consumatori sono troppo pochi e quindi le luci del consumismo non sono accecanti come in città.
A Carcelén Bajo la lotta invece è dura. Il virus consumista si espande e anche in qualche attività della parrocchia c’è il rischio, magari spinti da buoni propositi, di dare più importanza all’apparenza che alle persone.
Grazie a Dio la gente ha degli anticorpi stupendi da mettere in campo: il legame con le tradizioni e, soprattutto, una fede semplice che sa accogliere un bimbo che nasce in condizioni di precarietà.
E poi Carcelén Bajo è come Nazareth, periferia insignificante del mondo che conta (e quindi siamo convinti ha un posto speciale nel cuore di Dio!), tante donne di Carcelén Bajo sanno affidare la propria vita a Dio con la stessa fiducia di Maria, tanta gente di Carcelén Bajo sanno riconoscere Gesù con lo stesso stupore dei pastori.
Quindi la speranza ha radici!
E questa fede della gente, mescolata con le contraddizioni che accompagna la vita quotidiana di ciascuno, ci ha conquistato ancora una volta. Quindi la
novena (un momento di preghiera e riflessione) durante la pausa caffè con i colleghi degli uffici di Asa, la festa delle case famiglie di Asa (nelle foto la rappresentazione del presepe e i vari angioletti),
i vari
pase del Niño ( sfilata per il barrio con i personaggi della Natività) dei bimbi del catechismo, del Cae, della scuola del
barrio, il
programa navideño della scuola per bimbi diversamente abili, la festa del
Plan Materno e la festa nel
CDI"Semillas de Esperanza".
Il tutto immancabilmente accompagnato dai tradizionali canti natalizi, i
villancicos (ai quali oramai ci siamo affezionati!)
E alla fine anche la festa a scuola è andata bene, senza troppi brontolii (almeno così è sembrato…) per i regali che si sono comprati, il tipo di caramelle scelte, la quantità di cibo presente…
E Nicola si è divertito a fare Papà Noel, nonostante la maggioranza dei bambini già non creda alla sua esistenza (ma l'idea era soprattutto comunicare la gioia del Natale…) mentre Angela con dei genitori della classe di Samuele ha presentato un racconto di Natale carico di speranza. E ci sono piaciuti molto i messaggi carichi di amore comunicati da due mamme pagliaccio.
E il racconto che abbiamo riportato all'inizio?
Sembra non abbia niente a che fare con quanto scritto finora… e invece lo abbiamo scelto proprio perché cogliamo segni di speranza per noi oggi importanti e speriamo possiate coglierne anche voi per la vostra vita.
- In don Rodas ritroviamo la Chiesa che amiamo, in cui crediamo …una Chiesa che nella sua povertà, nei suoi limiti, fa una scelta di parte, scegliendo di stare
a fianco degli oppressi.
Una Chiesa che riconosce la necessità di convertirsi, come noi che riconosciamo di non essere spesso fedeli a ciò che Cristo ci chiama a vivere.
Una Chiesa che non è utopia, una Chiesa che è stata ed ancora è presente in America Latina.
Una Chiesa che quando riconosce la presenza di Gesù, si spende senza riserve per i poveri… nelle pagine successive a quelle che vi presentiamo, don Rodas verrà ucciso in un misterioso annegamento.
-
Un po’…
Il profeta Elia è in crisi e Dio si manifesta nel "
mormorio di un vento leggero". (1Re 19)
Molte volte vorremmo che Gesù, vivente in mezzo a noi, si manifestasse in modo potente, inconfondibile, senza possibilità di calibrare la Buona Notizia a nostra misura.
Che il miglior mondo possibile fosse oggi, per tutti.
Invece nel racconto, dal nuovo Natale "
non si pretende tanto" …un po’ di rispetto, un po’ d’istruzione, un po’ di giustizia, un po’ di soldi.
Non si tratta di "accontentarsi", ma probabilmente di avere un pizzico di quella pazienza infinita che accompagna la storia d’amore di Dio per l’uomo.
È quindi un po’ di rispetto, un po’ d’istruzione, un po’ di giustizia, un po’ di soldi, un po’ di… è quello che anche noi sentiamo di chiedere in questo nuovo Natale per la nostra gente…
E, perché ciò sia possibile, per noi chiediamo
un po’ d’indignazione, un po’ di coerenza nel stare dalla parte degli oppressi, un po’ di sobrietà, un po’ di condivisione, un po’ di coraggio di sognare…
E per tutti noi e voi chiediamo tanto Buon nuovo Natale.
Nicola e Angela, con Samuele, Gianluca e Anna
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