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martedì, 26 febbraio 2008
Disastro nazionale
Qui da Quito dove noi ci troviamo è difficile immaginarlo. È vero che il tempo da alcune settimane è bruttino, piove spesso, fa più freddo del solito e non c’è quella continua alternanza fra sole al mattino e nubi e pioggia al pomeriggio tipica dell’inverno quiteño. Insomma, si usano meno le maniche corte, ma non è certo così grave.
E anche andando verso Esmeraldas il fine settimana scorsa abbiamo sì incontrato qualche effetto del maltempo, ma in misura non preoccupante. Alcune piccole frane lungo il cammino che scende verso Mindo (e abbiamo atteso solo qualche minuto che una ruspa terminasse di pulir bene la strada), buche nella strada che la pioggia trasforma in voragini (ma ti tengono compagnia tutto l'anno e se ci finisci dentro con una ruota, rischi di rimanere a piedi...) e un po' di attenzione per il livello dei fiumi che attraversano il barrio Propicia dove si trova don Fabio (ma anche la serenità perché l’acqua stava già diminuendo rispetto ai giorni precedenti).
Eppure è veramente un "disastro nazionale", utilizzando le parole con cui il presidente Correa ha definito la situazione creatasi nel paese in seguito al maltempo di queste ultime settimane.
Le piogge continue hanno causato inondazioni e frane che hanno interessato 13 provincias e quasi 4 milioni di persone. È stato colpito soprattutto il centro-sud della zona costiera e le cifre, aggiornate a ieri, parlano di 110 ettari di coltivazioni danneggiate, un costo di 200 milioni di dollari per l’economia del paese, 265 mila sfollati e 16 morti.
El Comercio di domenica spiega come l’arrivo delle pioggie sia dovuto al fatto che la Zona de Convergencia Inter Tropical (ZCIT) si incontri più al sud del normale: normalmente agisce nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste colombiane, mentre in questo periodo è "scesa" più a sud e sta interessando pesantemente il territorio ecuadoriano.
Il paese sta ricevendo aiuti dall’Argentina, dal Venezuela, dalla Spagna e dal Giappone. E il momento difficile che gli ecuadoriani stanno vivendo è stato ricordato anche dal Papa domenica, al termine dell’Angelus. Benedetto XVI ha invitato "ad una fraterna solidarietà" affinché la popolazione dell'Ecuador possa superare quanto prima le conseguenze delle inondazioni che subisce per le piogge più forti dell'ultimo decennio. Ha ricordato i "gravissimi danni, che si aggiungono a quelli già causati dall'eruzione del vulcano Tungurahua".
Il Papa ha assicurato la sua preghiera per le vittime della catastrofe e ha espresso la sua "personale vicinanza a quanti stanno vivendo ore di angoscia e di tribolazione".
E sono sicuramente parole di consolazione e speranza per un popolo così profondamente credente.
E di fraterna solidarietà ha bisogno anche il popolo boliviano. Già dal novembre scorso la Bolivia è colpita dal fenomeno meteorologico la Niña. Una vera catastrofe, con già più di 60 vittime, tra cui il volontario italiano Morris Bertozzi, quasi sessanta mila famiglie sfollate che hanno perso tutto e gravissimi danni economici che sono un macigno per una economia già molto povera.
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