Padrecito Fabio Lazzaro
1° SEÑAL DE HUMO
Torna indietro
Giovedì 29 novembre 2007
Sto scrivendo dal parco del centro S. Juan Diego, un posto per ritiri e convivenze giovanili che gestisce la diocesi di Esmeraldas e che confina con gli spazi altrettanto belli della parrocchia Virgen del Camino.

Sto contemplando decine e decine di uccelli diversi, da quelli arancioni a quelli marroni, da quelli simili a picchi che si arrampicano sui tronchi, a quelli con la testa rossa, da quelli grandi come falchetti sul fiume Teaune a quelli piccolissimi e veloci…

Per non parlare della vegetazione, della vista d’occhio che si ha da qui sul canneto del fiume, sui banani e le palme sempre numerosi, sulle acacie e altri grandi alberi (che in Italia sono solo piccole piante d’appartamento), sulla collina vicina quasi incontaminata, senza case, che mi separa dal centro di Esmeraldas.
Nel boschetto della parrocchia ogni tanto si vedono anche farfalle e iguane, oltre alle formiche e alle zanzare che qui sono veramente le padrone di casa.
Gli ambienti parrocchiali, a livello naturale, sono veramente uno spazio bello e sereno, qui passo il tempo dedicato all’ufficio e/o per leggere e riflettere. Non vivo qui. Vivo con Luigi e Stefania, una coppia di amici della Comunità Emmanuel, a 10’ a piedi da qui, in uno dei quartieri poveri della parrocchia, dove tutto questo romanticismo non si trova, ma è più facile vedere i piedi scalzi dei bimbi, gli ubriachi per la strada, ascoltare musica a tutte le ore e a tutto volume, dove non sai cosa è il silenzio, il pudore, il rispetto e tanti altri valori, dove il giorno prima che arrivassi qui, 10 giorni fa, hanno sparato in casa a Ramiro, un giovane messosi in brutti giri, e dove oggi ho appena benedetto la salma di Firmìn, un’altra persona morta violentemente, sequestrata, bruciata, seviziata e uccisa con uno sparo alla testa. È una zona sempre più violenta per la criminalità e per tante immigrazioni della malavita colombiana.
Un quartiere dove le scuole elementari sono fatiscenti (e penso che questo aggettivo non sia adeguato), dove oltre ai banchi e alle sedie senza spalliera tutte mezze distrutte, non c’è altro perché se ci fosse l’avrebbero già rubato. In questa scuola, oltre che in parrocchia, c’è il catechismo ogni sabato.

Domenica 18 ho iniziato ufficialmente come parroco presentato dal vescovo di Esmeraldas che ha presieduto la S. Messa nel giorno di festa della Patrona della parrocchia. Questi primi giorni li ho vissuti con tranquillità, senza fretta, guidato da Luigi a muovere bene i primi passi perché non siano troppo clericali. Il tempo lo dedico anche a visitare le comunità del campo, 27 circa, tutti i giovedì, sabato e domenica pomeriggio (per ora), per permettere a tante persone di poter avere la S. Messa e un accompagnamento spirituale almeno ogni 15 gg o una volta al mese.
Sto conoscendo poco a poco queste comunità grazie a Josè Maria che mi accompagna, sto annotando il numero probabile di famiglie, i nomi dei catechisti e delle guide delle comunità, cosa sta funzionando e cosa no, e fotografando le diverse cappelline. Tre comunità almeno, le più grandi, da 200 a 300 famiglie, servirò con Eucaristia settimanale. Questo vuol dire che tra sabato e domenica celebrerò 7 messe.
La maggior parte delle comunità sono poverissime ma molto molto accoglienti, dove può capitare, come sabato scorso, che dopo la messa, a lato dell’altare, salti fuori una pentola per la cioccolata per i bimbi e dei pannetti (in chiesa! Perché è l’unico luogo per incontrarsi).
Il lavoro che mi aspetta non è poco, visto che molti quartieri e comunità del campo sono stati abbandonati e poco seguiti. La cosa più difficile sarà coinvolgere le famiglie (anche questa parola non è adeguata qui, visto che la maggioranza non ha una famiglia come la pensiamo noi) in un cammino comunitario, sia nei quartieri/villaggi come in parrocchia. Domenica per esempio dopo l’incontro con i genitori del catechismo quasi nessuno di loro si è fermato per la messa… nonostante l’insistenza.
Quello che mi entusiasma è che qui è molto diffusa la mentalità di lavorare per piccole comunità di base, per piccoli gruppi, che spero sia presto possibile anche a Padova. Si parla molto di questo e proprio per questo aspetto sono venuto qui ad imparare.
Sui gruppi parrocchiali, pochi, ma abbastanza vivi, scriverò in seguito per non dilungarmi.
Per ora quello che è più importante comunicare è che sono felicissimo, che mi sento a casa mia, pur così distante, pur con alcune scomodità (tipo lavarmi e stirarmi i vestiti, farci da mangiare…), pur con alcuni problemi e gestioni precedenti seguite male, pur sapendo che tante spese che vorrei fare (perché manca questo o quello) non ho il coraggio di farle per quello che vedo tutti i giorni e la coscienza sempre mi frena e mi aiuta ad incarnarmi poco a poco sempre di più.
Tante domande nella testa e nel cuore, ma anche tante immagini belle, tante scene commoventi, tanto amore che, nonostante tutto vedo, tocco, e sempre mi precede.
Sono venuto qui per imparare, più che insegnare molte cose, per cambiare stile di vita, per crescere nella fede e nella sobrietà, e devo dire che, da quello che vedo questo è il luogo più giusto per me ora, dove il Signore mi aspettava e per ciò mi ha chiamato.
Non ho il computer, uso quando è possibile quello di Luigi, quindi non potrò avere una corrispondenza immediata (o quasi) come quando ero a Quito, spero capiate…

Le lettere che invierò non si chiameranno più "grido" ma "señal de humo" (segnale di fumo) come si vedono nelle zone di campo e da questo si capisce che lì c’è una comunità, che lì c’è vita… con il desiderio che questi messaggi possano portare a tanti amici a cui scrivo un messaggio di vita, la vita della gente che qua conosco e accompagno, la vita dei piccoli del mondo che ci aiutano a percepire la presenza viva di Dio.
Mandatemi anche voi i vostri "señales de humo".
Approfitto di questa lettera per augurare a tutti voi e alle vostre famiglie un tempo speciale di attesa del Signore in Avvento. Perché queste settimane ci aiutino a capire col cuore e con la testa il senso dell’Incarnazione, la sconvolgente realtà di un "Dio con noi" che ha scelto e continua a scegliere gli ultimi come luogo privilegiato per stare vicino, per essere speranza, per essere uno di loro.
Che il Signore ci aiuti a vivere il Natale come un rinnovo del nostro impegno con e in mezzo ai poveri, con e in mezzo ai più emarginati, con e in mezzo a chi si sente più lontano da Dio e dalla chiesa… a volte perfino giudicato dalla chiesa!
Donaci Signore di rinnovare la tua Incarnazione, lì dove Tu ci vuoi, lì dove Tu vuoi portare luce anche attraverso di noi. Buon Avvento.
Fabio Lazzaro
Vicariato Apostolico de Esmeraldas
Apartado 08-01-0065 Esmeraldas – Ecuador
Tel (dove vivo per ora) 0059362704847
Tel (canonica: mart, ven, sab, dom. pomeriggio in Italia) 0059362700282.
Mail
padrecitofabio@libero.it
Torna su