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Lunedì 30 maggio 2011
Di ritorno! Mentre scrivo sto sorvolando il Pacifico. Tutti stanno dormendo io però non ci riesco, continuo a pensare all'esperienza appena conclusa.
Queste ultime due settimane sono state molto frenetiche: in poco tempo ho dovuto preparare quello che dovevo portare a casa (materiale per la tesi, souvenir), quello che dovevo lasciare in ricordo alle persone di qui, visitare le ultime cose, continuare e terminare il mio servizio, il tutto cercando di far coincidere i miei tempi con quelli ecuadoriani, ben diversi e ben più volubili.
Lunedì ad esempio sono riuscito finalmente ad andare al parco del Cotopaxi grazie alla gentile concessione di don Mauro che mi ha accompagnato e fatto da guida. È stata una magnifica mattinata in cui abbiamo avuto la possibilità godere dei meravigliosi panorami offerti dal vulcano innevato e dalla laguna e la spianata situata ai suoi piedi dove abbiamo avvistato numerosi animali: cavalli selvaggi, lupi,
uccelli rapaci, gabbiani del paramo, ecc... E poi vuoi mettere farsi un buon caffè a 3830m?
Ma il giorno più bello è stato giovedì in cui si sono concentrate, un po' per caso, un po' per i famosi tempi ecuadoriani a cui alludevo prima, tutte le "despedidas", feste di saluto prima della partenza: il CDI con un rinfresco tra facilitadores, il CAE con bigliettini fatti da alcuni ragazzi, i missionari con una riquisima parillada (grigliata), casa Spondylus con una cena di nachos e altre persone che ho avuto il piacere di conoscere in questi tre mesi. Devo ammettere che alcuni momenti sono stati commoventi.
Il momento più critico è stato invece il dover fare le valige: ero già in crisi perché sapevo che una valigia non sarebbe bastata, quando mi chiedono di portare in Italia alcune bomboniere che sarebbero servite per un matrimonio e per questo mi avrebbero pagato la valigia in più. ĦQue suerte! Il sollievo è durato finché non ho scoperto che il peso dei 71 piattini di ceramica avrebbero superato abbondantemente i 23kg che Iberia prevedeva per una valigia... Alla fine ho dovuto lasciarne lì una ventina e comunque sono partito con ben 8Kg in più (che fortunatamente non mi hanno fatto pagare).
Il volo sta andando abbastanza bene. A parte il fatto che mi hanno fatto aprire la valigia per un controllo anti droga (hanno cercato in mezzo ai piatti, ai libri per bambini e alcuni regali che mi hanno fatto), questa volta il numero 17 (il numero della mia fila) mi ha portato fortuna: ho fatto il viaggio da Guayaquil a Madrid con la fila mezza vuota per cui ho potuto anche stendermi (anche se comunque non significa aver dormito bene).
In questo momento mi viene da pensare alle cose che mi mancheranno dell'Ecuador:
- mi mancheranno i colori, sempre vivi e luminosi;
- mi mancherà la musica, sempre presente per le strade, nei bus, nei negozi;
- mi mancherà il clima, per me ideale: caldo secco di giorno, col sole che scalda senza scioglierti (a meno che non ci rimani sotto senza protezioni, allora ti brucia senza che ti accorgi), e fresco la notte, che ti permette di dormire con almeno un paio di coperte;
- mi mancherà la natura che in qualsiasi luogo, con i suoi paesaggi, con i suoi tramonti, offre sempre qualcosa di suggestivo da ammirare (e da fotografare);
- mi mancherà l'imprevedibilità del tempo atmosferico;
- mi mancherà lo spagnolo, sperando di avere altre occasioni per migliorarlo;
- mi mancheranno le fantastiche e infinite varietà di frutta, così tante che tutt'ora non mi ricordo tutti i nomi;
- mi mancherà la ricchezza culturale, etnica e naturale di questo piccolo ma grande paese;
- mi mancherà l'unica cosa rapida di questo paese: i bus, così di fretta che spesso sei costretto a prenderli al volo perché non si fermano alle fermate;
- mi mancheranno le persone che salutano per strada sorridendo anche se non ti conoscono, la loro semplicità e disponibilità ma anche le loro contraddizioni;
- mi mancheranno i bambini che mi salutavano urlando il mio nome da distante quando mi vedevano arrivare, magari chiamandomi "Que rico" o "Pampiro";
- mi mancherà l'indipendenza e la vita di comunità che ho potuto sperimentare in questi tre mesi;
- ma ciò che mi mancherà di più sono le persone che mi hanno accolto e fatto sentire a casa, ognuno a suo modo, nelle mie due residenze ufficiali, a Carcelen Bajo e Luz y Vida: GRACIAS Anita, don Nicola, don Mauro e Lorenza;
- mi mancheranno tutte quelle persone che ho conosciuto in questi tre mesi e che mi hanno aiutato a inserirmi facendomi sentire accolto e importante: Nancy e famiglia, Adriana, Nelson, fam. Zhunio, Yan, don Giampaolo, don Giovanni, Nicola, Federica, Michela, tutte le fecilidadoras e gli educatori, e tanti altri (di sicuro mi sono dimenticato di qualcuno);
- mi mancherà scrivervi perché anche questo era un modo per fare comunità e comunione.
Con questo saluto e vi ringrazio per avermi accompagnato in questi tre mesi (compresi quelli che hanno solo guardato le foto =) ).
Un abrazo, hasta prontisimo, esta vez
Enrico
P.S.: Altre foto come sempre sono qui.
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