Don Giuseppe Alberti

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Lettera di Natale 2010



Cari amici,
quest’anno partiamo dall’Avvento. Potremmo dire che l’Avvento fa Natale. L’aveva intuito anche il gran Leopardi con il suo "Sabato del villaggio", è l’attesa che fa la festa, è il desiderio che apre la porta del cuore, è la speranza che fa nascere il futuro, è l’aspettativa che prepara e permette l’incontro. Nel fondo il Natale è sempre un punto di arrivo, di chi si è messo in cammino, per lo meno dentro; ma se prima non c’è niente, non c’è attesa, non arriva niente, non arriva nessuno. Che triste un Natale così, che vuoto un arrivo senza attesa, ti coglie impreparato e distratto; che assurdo un incontro senza una persona, ti lascia l’amaro in bocca e un senza senso nella vita.
L’esperienza sensazionale di questi giorni è la scoperta di un arrivo: come quello di un figlio che ti cresce dentro e che guardi con stupore, spettatore di un prodigio così grande dentro la piccolezza e la debolezza di un feto; come l’arrivo di una persona amata che ti fa contare le ore e che ti prepara, anima e corpo, per l’abbraccio dell’incontro; come l’arrivo di un familiare caro, che torna a casa dopo tanti anni di assenza e lontananza, che risveglia un mondo di ricordi e il sapore degli affetti.
La bellezza del Natale è questa: l’arrivo di Dio. Troppo bello per essere vero –qualcuno potrebbe dire-. Noi, malati di scetticismo e di incredulità, di pragmatismo e razionalità, di fretta e di impazienza, ormai incapaci di pensare col cuore e vedere con l’anima, chiusi alle novità di Dio e della vita. Non aspettiamo più niente, sappiamo tutto, tutto è previsto, e non solo il tempo metereologico, ogni cosa deve essere sotto controllo, e così, senza renderci conto, riduciamo il futuro al nostro presente, che povero! Così ammazziamo la speranza di qualcosa veramente nuovo, di migliore.
E allora come fare? Non ci sono molte cose da imparare, solo una: contemplare. Contempla! Fa della tua mente, della tua anima un tempio dove poter fermarti, rilassarti, gustare il silenzio, pensare, vedere più in là, "sotto" le cose, "dentro" le persone, "fra" gli avvenimenti: intravvederai Dio, comprenderai la vita, interpreterai la storia, salverai l’umanità, la tua anzitutto. Questo è il Natale, a questo ti allena l’Avvento. Chi si azzarda a contemplare scorgerà l’arrivo di un Dio che continua a venire, che non si stanca di cercar-ti, che ti regala la vita, che ti offre il suo amore.
E tutto questo nel segno di un bambino, il volto umano di Dio e il volto divino dell’uomo. Che verità profonda in queste parole, che luce! "Il volto umano di Dio": un Dio che si fa umano, uno di noi, come noi, piccolo e fragile come noi, bisognoso come noi. Contempla! "Il volto divino dell’uomo": un uomo che si scopre chiamato ad essere come Dio, capace di amare come Lui, disposto ad ascoltare e rispondere come Lui, che osa a dare tutto senza tenere niente per sé, come Lui. Contempla!
Non c’è da fare molto in questo Avvento, in questo Natale, lo ha fatto tutto Lui, lo sta facendo. Te ne sei accorto? Aspetta! Contempla! Verrà Natale!

Don Giuseppe Alberti
Tulcàn - Ecuador

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