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NATALE 2007
"Veniva al mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo, ma il mondo non la riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto" (Giovanni 1, 9-11).
Sono quelle espressioni del vangelo che lasciano sbalorditi e fanno pensare. Sarà questa una storia antica o qualcosa che ancora si ripete?
Quante luci in questi giorni! Quasi un tentativo di eliminare l’oscurità della notte e la paura delle tenebre che assediano il cuore dell’uomo di oggi. Ma la luce di Cristo, quella vera, quella che illumina ogni uomo, l’abbiamo accesa in questi giorni perché risplenda nell’oscurità delle nostre paure e delle nostre contraddizioni, perché illumini le tenebre dei nostri egoismi e dei nostri peccati?
"E il mondo non la riconobbe": questa cecità impressiona, questa incapacità di vedere, di riconoscere, di aprire gli occhi ci fa esclamare: com’è possibile? Eppure il Verbo di Dio si è fatto persona umana, ha posto la sua tenda in mezzo a noi, Lui "venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto". Il mistero di questo "gran rifiuto" ci lascia inquieti. Non sarà che questo rischio lo possiamo correre anche noi? Non è poi così scontato accogliere nella nostra vita questo Dio, con tutte le sue esigenze. Non è stato facile nemmeno per il Battista: "Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?" (Matteo 11,3). Quello del Natale è un Dio diverso, nuovo, che supera i nostri schemi, che sconquassa le nostre idee religiose, che mette in questione la nostra superbia e la voglia di stare sempre al centro dell’attenzione, che sorprende con la sua povera umiltà e la sua silenziosa discrezione: ci chiama a cammini distinti e non consueti. Fra le corse e gli impegni incalzanti di questi giorni natalizi, pieni di cose che riempiono e stordiscono, cerca di fare capolino questo Dio "alternativo". Troverà spazio? Avremo tempo per Lui? Abbiamo imparato a riconoscere il suo volto? Si sentirà a casa sua o ancora una volta "i suoi non lo accoglieranno"?
"A quanti però l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio". Ecco la novità "antica" da riscoprire e da vivere, da comprendere e da gustare. Una verità troppo dimenticata sotto le luci e i vestiti, i regali e gli alberi del "nostro" Natale. L’essere figli di Dio è "potere". È nascosta qui la vera forza, ciò che sostiene la vita, quello che da senso a ogni cosa che facciamo. Che gioia sentirci "figli"! Che allegria toccare con mano che Dio è un Padre che ama! Che entusiasmo "riconoscere" l’amore! Questo è il Natale! Questa è la pienezza straordinaria che sperimentiamo in questi giorni! Questo è il frutto dell’accogliere la luce di Cristo nella nostra vita!
A questo punto non ci interessa più la caricatura del vero Natale, maschera consumista che rovina anche le cose più belle e genuine: un "povero" Natale, fatto di cenoni e fuochi d’artificio, di spese assurde che rasentano l’ingiustizia, di regali obbligati e di sorrisi non sinceri, di tentativi umani di riempire ciò che solo Dio può colmare.
Ma per chi ha aperto il cuore alla luce vera, ormai nessuna notte la potrà spegnere. Per chi ha fatto l’esperienza della bellezza di sentirsi "figlio", nessuna tristezza o dolore, nessuna fatica o insuccesso potrà cancellarla.
L’augurio di un vero Natale
E di un Anno Nuovo pieno di benedizioni
Don Giuseppe Alberti
Tulcàn - Ecuador
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